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1. Mezzogiorno di fuoco

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Il 24 gennaio del 1944 Agostino Costa, brigadiere comandante della stazione dell’Arma di Santa Eufemia d’Aspromonte, rilascia un resoconto molto dettagliato alla Legione territoriale dei Carabinieri di Catanzaro riferendo un fatto accaduto mesi prima, per la precisione il 17 agosto del 1943, sempre a Santa Eufemia.1

Per contestualizzare meglio le parole di Costa, vanno rapidamente chiariti per dovere di cronaca alcuni fatti, consapevole che si tratta di questioni più che risapute ma che vale sempre la pena sempre enunciare: quel giorno di agosto del 1943 infatti le truppe angloamericane erano già da poco più di un mese in Sicilia e stavano approntando l’operazione Baytown, ovvero lo sbarco in Calabria e nella Penisola italiana. Le truppe italiane del disciolto esercito fascista erano alle dipendenze del Governo Badoglio, che aveva comunicato a tutti gli italiani che la guerra sarebbe continuata secondo le alleanze in vigore prima della destituzione di Mussolini. Ovviamente, sottobanco Badoglio cercava di trattare una resa con le forze angloamericane e un’uscita dal conflitto ma cercando di non urtare troppo l’alleato tedesco, che nel frattempo aveva gradualmente aumentato la presenza delle proprie truppe in Italia. Si trattava di una situazione estremamente delicata sul piano diplomatico.

Quindi le truppe italiane, che al momento non si aspettavano che qualche settimana dopo sarebbero precipitate in una condizione di maggiore ambiguità rispetto a quella che stavano vivendo in quei giorni, erano tecnicamente ancora alleate dei tedeschi.

A livello operativo, in quei giorni di agosto, italiani e tedeschi stavano già cercando di impostare una apparente resistenza nelle coste calabresi e, nel contempo, di organizzare una realistica ritirata verso nord. Era chiaro che nessuno aveva voglia di combattere quella guerra. Gli italiani erano oramai stanchi e consapevoli della soverchiante potenza avversaria mentre i tedeschi erano nervosi perché sentivano già puzza di tradimento e, per giunta, stavano combattendo in territorio straniero.

Ce ne era insomma abbastanza per essere tesi, considerando che molti di quei soldati erano già in rotta dalla Sicilia e quindi avevano avuto modo di verificare con i propri occhi l’entità dello schieramento alleato.

Messo tutto ciò in premessa veniamo ai fatti accaduti quel 17 agosto a Santa Eufemia d’Aspromonte.

Durante il primo pomeriggio di quel caldo giorno di estate, un reparto di soldati italiani si trova presso piazza Tito Minniti. Si tratta di una piccola piazza relativamente fuori dalle vie più centrali della cittadina. Il reparto è composto da soldati del Genio in ritirata dalla Sicilia che stanno sostando per qualche ora, prima di riprendere il cammino. Sfortuna vuole che a un certo punto passa dalla strada che costeggia la piazza un reparto di soldati tedeschi, anche loro in ritirata dalla Sicilia. Qualcuno tra gli italiani nota che tra i mezzi dei tedeschi c’è una motocarrozzetta che apparteneva proprio al Genio e che i tedeschi avevano rubato poco tempo prima in Sicilia. Allora il soldato allerta i compagni e tutti insieme fermano i tedeschi, chiedendo loro di restituire la moto. I tedeschi si rifiutano, dicendo che se l’avevano rubata era perché gli serviva e che quindi oramai quel mezzo era il loro.

Nascono delle reciproche provocazioni e ne scaturisce un tafferuglio durante il quale un soldato italiano appartenente alla 143a Compagnia telegrafisti apre il fuoco con un fucile mitragliatore, uccidendo un soldato tedesco. I militari tedeschi rispondono al fuoco e si sviluppa una sparatoria in piazza che dura per qualche minuto. La popolazione, che fino a poco prima aveva guardato con curiosità gli italiani e con un pizzico di diffidenza in più i tedeschi, si chiude nelle case. La voce della morte del soldato tedesco inizia a serpeggiare di porta in porta. Alcuni tra i paesani dicono che avrebbero potuto fare a meno, altri che gli italiani avrebbero dovuto consegnare il colpevole, altri che sarebbe stato meglio lasciare in pace i tedeschi e lasciargli quella maledetta motoretta.

 

 

1 Fonte AUSSME, Rapporto n. 170

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