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Anna Magnani, l’Antidiva per eccellenza

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“È facile essere una femmina…

bastano un paio di tacchi

a spillo

e abiti succinti.

Ma per essere una Donna

ti devi vestire

il cervello

di carattere, personalità

e coraggio”.

Anna Magnani

Antidiva per eccellenza, sì, fu Anna Magnani. Donna dallo sguardo vulcanico e profondo, sensibile e sofferto, occhi grandi e cerchiati, capelli al vento, ribelli, corporee imperfezioni, personalità indomita, affascinante caratterizzata da un temperamento forte e deciso, al contempo però, istintivo e fragile come tutte le figure femminili da lei magistralmente interpretate. La Magnani fu molto più di un’attrice da Oscar, una donna e un’artista straordinaria e rivoluzionaria fu: geniale, anticonformista, fuori dagli schemi, eclettica e passionale, tormentata ma vera, priva di maschere sia nella vita pubblica come in quella privata, non solo, nel tempo divenne un’interprete inarrivabile e un’eterna icona di un teatro e di un cinema italiano che non esiste più. Da popolana focosa, generosa e combattiva sulla scena, Nannarella, perché così affettuosamente venne soprannominata a Roma, fu una donna invece nel privato bisognosa di amore, di attenzioni e di cure desiderava, infatti, qualcuno che l’ amasse veramente che fosse in grado di lenire un dolore interiore profondo e incancellabile, di sopperire alla totale assenza dei genitori e a cui disperatamente aggrapparsi nella vita, la sua che di esistenza fu di certo bella, intensa e complessa al contempo, come lei stessa disse: “Avevo un tale bisogno di essere amata che facevo di tutto per farmi amare, e credo di essere diventata attrice per questo, per essere amata”.

Cresciuta in condizioni di estrema povertà dalla nonna materna e dalle cinque zie nubili, Anna, venne alla luce il 7 marzo del 1908 a Roma da una giovane e bella ragazza di nome Marina Magnani e, da un padre un giurista e nobiluomo di origini calabresi Pietro del Duce che mai, però, conoscerà. Dopo averla messa al mondo, la madre decise di affidare la sua piccola bimba all’ affetto sincero e alle cure dolcissime della nonna materna per trasferirsi ad Alessandria d’Egitto dove in seguito sposerà un ricco e facoltoso ingegnere austriaco. La piccola Anna soffrirà, purtroppo, per l’intera sua vita l’abbandono da parte delle figure genitoriali. Ma, finalmente arriva il suo riscatto quando oramai diventata adulta, anche se pur giovanissima ancora, si esibisce come cantante nei cabaret e in molti locali romani per poi contemporaneamente studiare pianoforte presso l’Accademia Musicale “Santa Cecilia” di Roma. Lascerà, però, ben presto la musica perché non erano di certo i solfeggi la sua passione, per indirizzare il suo interesse e impegno al mondo della recitazione. È proprio nel 1927, che la Magnani comincia la sua bellissima avventura come esordiente e futura attrice presso la Scuola di Arte Drammatica “Eleonora Duse” di Roma diretta da Silvio D’Amico, il quale appena la vide capì immediatamente la forza dirompente e il talento fuori dal comune che possedeva quella vivace e intrigante ragazzina che, in realtà, aveva sconvolto tutti per la sua notevole bravura ed eccezionale capacità recitativa e della quale D’ Amico stesso disse: “la Scuola non poteva insegnarle molto più di quello che ha dentro di sé. Non recita, vive le parti che le vengono assegnate. Lei, è già un’attrice”.

Tra il 1929 e il 1932, la Magnani lascia definitivamente l’ Accademia teatrale per entrare a fare parte della compagnia Vergani-Cimara diretta da Dario Niccodemi. Mentre la sua carriera professionale inizia ad ingranare, l’attrice si fa notare al grande pubblico grazie ad un ruolo marginale nel film La cieca di Sorrento di Nunzio Malasomma (1934). È soltanto, però, in Tempo massimo di Mario Mattoli (1934) che la focosa e irruente Nannarella rivela il suo talento naturale e comico interpretando una cameriera a dir poco disinibita che provoca un Professore timido e molto impacciato. Diversi registi, però, la ritengono inadatta al mondo del cinema, è il teatro, invece, che le conferisce la visibilità che merita e dà le più grandi soddisfazioni. Nel 1942 dopo la fine del matrimonio con Goffredo Alessandrini nasce Luca, unico figlio della Magnani avuto da una fugace relazione amorosa con un attore più giovane di lei, Massimo Serato, che la abbandona immediatamente appena lei rimane incinta. La vera grande occasione da un punto di vista cinematografico per Nannarella arriva grazie al regista Roberto Rossellini suo grandissimo amore, il quale le propone di affiancare il collega Aldo Fabrizi nel film Roma città aperta (1945), film divenuto simbolo del Neorealismo italiano perché vede la Magnani stessa nei panni della popolana Pina1 che sprigiona una forza drammatica così dirompente e, uno straordinario talento recitativo che lasciano pubblico, critica e mondo del cinema di stucco. Come poter dimenticare la corsa struggente di Nannarella verso la morte dietro al camion mentre i tedeschi si accingono a portare via il suo uomo. Sarà proprio questa scena che renderà la Magnani una delle più grandi interpreti femminili presenti nella storia del cinema. È con questo capolavoro artistico, infatti, che l’attrice si aggiudica il Nastro d’ Argento e il premio come la più grande artista cinematografica alla Mostra di Venezia con il film L’ Onorevole Angelina di Luigi Zampa in cui interpreta una popolana forte, istintiva e capace di grandi sentimenti che si fa portavoce di alcune donne costrette a fare i conti con le durissime condizioni dell’immediato dopoguerra. Nel 1948 porta al grande pubblico e sulla scena il dramma della gelosia di Assunta Spina di Mario Mattioli e, contemporaneamente interpreta il suo ultimo film con Roberto Rossellini che le aggiudicherà il suo terzo Nastro d’Argento.

L’ Oscar finalmente è arrivato! IL 21 marzo 1956, Anna Magnani, diventa la prima attrice italiana nella storia degli Academy Awards a vincere il Premio Oscar come più grande attrice protagonista, riconoscimento conferitole per l’interpretazione eccelsa di Serafina Delle Rose nel film La rosa tatuata (1955) con Burt Lancaster per la regia di Danil Mann. È con il film Pelle di Serpente di Sidney Lumet (1959) insieme a Marlon Brando che termina l’avventura cinematografica dell’artista. La donna forte, passionale, ribelle, istintiva, sensibile, fragile, l’attrice, la madre, la non diva, la Magnani, colei che nella vita ha lottato come un uomo disperatamente così tanto per imporre la sua personalità in un mondo maschilista come quello del cinema di allora rimanendo fedele a se stessa, si spense a Roma il 26 settembre 1973 per un tumore al pancreas circondata dalla presenza e dall’ affetto dell’adorato figlio Luca e da Roberto Rossellini, suo più grande amore.

 

1 Il personaggio di Pina a sua volta è ispirato alla figura della calabrese Teresa Talotta. Si veda: https://www.aldiladellostretto.com/?s=teresa+talotta

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