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Antefatti

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Questa voce fa parte 2 di 2 nella serie Viola Gregg Liuzzo: storia di un pregiudizio globalizzato

Nel marzo del 1965, per promuovere l’approvazione della Legge sul diritto di voto e in seguito a diverse azioni violente compiute ai danni di esponenti della comunità afroamericana, Martin Luther King e gli altri dirigenti del Movimento decisero di organizzare una marcia che da Selma doveva portare a Montgomery, in Alabama. Quest’ultima era la cittadina da cui il Movimento per i diritti civili della popolazione afroamericana aveva mosso i primi passi dieci anni prima, esattamente dal momento in cui la giovane Rosa Parks si rifiutò di alzarsi dai posti riservati ai bianchi in un autobus cittadino.

Allora, la legislazione sul diritto di voto era lasciata ai singoli Stati, alcuni dei quali chiedevano, tra le altre cose, un esame di alfabetismo per i cittadini di colore, provvedimento che veniva usato discrezionalmente per escludere i cittadini afroamericani.

La marcia aveva dunque un valore simbolico molto importante e pertanto gli esponenti contrari alle lotte di emancipazione della popolazione afroamericana fecero di tutto per impedirla. Si trattava di una parte di opinione pubblica che aveva come referenti gente come il governatore dell’Alabama Wallace o il sindaco di Selma T. Smitherman o lo scriffo Jim Clark. Gente che proveniva dal torbido mare delle politiche filosegregazioniste.

La Trinità segregazionista pertanto si mosse in maniera decisa, vietando per due volte la marcia. Tuttavia, la protesta avvenne lo stesso e ciò causò scontri molto violenti che portarono a diversi feriti tra i manifestanti. Inoltre, in ossequio ai principi di lotta nonviolenta, i manifestanti non risposero mai alle cariche della polizia e molti si inginocchiarono davanti all’incedere delle forze dell’ordine. Furono picchiati ragazzini, donne, anziani. Era l’America di quegli anni, in cui c’erano esponenti repubblicani e democratici intrisi di un razzismo cieco e irrazionale che li spinse a fare azioni incredibilmente crudeli e ingiustificate nei confronti di cittadini innocenti (segno che l’igiene etica non è mai esclusiva di un determinato partito, e questo è sempre bene ricordarlo).

Senonché intervenne il Presidente Johnson togliendo l’ingiunzione. Ma siccome il governatore Wallace continuava a imporla, allora Johnson decise di tagliare la testa al toro, federalizzando la Guardia Nazionale dell’Alabama e inviando quattromila soldati regolari per proteggere i manifestanti. La terza marcia, che si svolse dal 16 al 24 marzo (il percorso era lungo 80 km), fu un successo che coinvolse decine di migliaia di partecipanti e che spinse poi il Presidente a mettere in agenda l’approvazione della Legge, cosa che avvenne ad agosto dello stesso anno.

La storia di Selma fu dunque un successo politico e simbolico molto importante per tutti coloro che lottavano per il riconoscimento dei diritti civili delle minoranze. Questa storia però lasciò dei morti, due per la precisione, bianchi. Il primo si chiamava James Reeb, un attivista e sacerdote presbiteriano della chiesa di Boston, padre di cinque figli, che fu picchiato e ucciso all’uscita di un ristorante gestito da afroamericani a Selma. Reeb si trovava insieme ad altri due religiosi, e qui va fatto rilevare come in quei giorni la presenza di membri di diverse confessioni cristiane fu molto massiccia. L’ambulanza che doveva prelevarlo fu fermata lungo la strada da uno sceriffo, che allungò i tempi di intervento. I quattro colpevoli furono subito arrestati dalla polizia di Selma; tutti e quattro erano dichiaratamente appartenenti al Ku Klux Klan. In seguito, tre furono assolti da una giuria di soli bianchi mentre uno scappò in Mississippi. La seconda persona che perse la vita in quei giorni si chiamava Viola Gregg, ed è sulla sua figura che in questo caso vorrei soffermarmi.

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