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Cronaca di un fatto mai avvenuto: il caso di Maria Rosa Ruggero

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Questa voce fa parte 1 di 2 nella serie Maria Rosa Ruggero

Tempo fa, sul sito dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, ho letto una notizia che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia. Sul sito infatti veniva riferito di un omicidio avvenuto in Contrada Calvario, nel comune di Delianuova (RC), il 12 agosto del 1943.

La vittima era Maria Ruggero, una donna di 34 anni originaria di Scido (RC). Sul sito, la descrizione della morte di Maria veniva descritta con le seguenti, laconiche righe:

Alcuni militari tedeschi senza motivo apparente esplodevano diversi colpi di moschetto contro la vittima”.

Vale la pena fare un passo indietro e capire perché questa notizia è importante e perché lo è ancor di più la fonte dalla quale questa notizia proviene: nel 2009 infatti è stata creata una Commissione storica congiunta italo-tedesca con lo scopo di riedificare una nuova cultura critica e analitica della memoria in relazione alla comune esperienza che i due Paesi hanno condiviso durante la Seconda guerra mondiale.

Da questo lavoro sono scaturite delle raccomandazioni che il Governo tedesco ha accolto con l’istituzione presso il Ministero federale degli affari esteri di un “Fondo italo-tedesco per il futuro”. Dal fondo hanno attinto l’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (INSMLI) e l’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI), realizzando una ricerca che aveva lo scopo di ricostruire gli episodi di violenza contro i civili commessi dall’esercito tedesco e dai suoi alleati fascisti in Italia nel biennio 1943-1945.

Ne è nato dunque un poderoso studio che ha coinvolto decine e decine di ricercatori impegnati a setacciare tutti quei fatti riconducibili a scenari stragisti a opera degli italo-tedeschi in Italia. Il risultato è appunto l’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, consultabile online, che costituisce un prezioso e autorevole documento per chiunque volesse approfondire la questione.

Tornando a Maria, la notizia mi aveva molto colpito perché a Delianuova non vi è stata mai memoria di tale episodio, né orale e né scritta. Il mio primo, tendenziosissimo dubbio era che tale memoria fosse stata rimossa. Ho pertanto deciso di approfondire la ricerca scrivendo alla Redazione dell’Atlante, che a sua volta mi ha messo in contatto con la persona che si era occupata della ricerca. Tuttavia, nonostante i miei diversi solleciti, non ho mai ottenuto alcuna risposta, non so se per impossibilità o disinteresse.

Nel frattempo ho iniziato a setacciare gli uffici anagrafe e i registri di morte presenti nei comuni e nei cimiteri dei paesi vicini al luogo dell’accaduto ma l’unica informazione che sono riuscito a trovare riguardava la notizia, nel registro anagrafe del comune di Scido, della data di nascita di Maria Rosa Ruggero (questo il suo nome per intero), risalente al 25 settembre del 1909. Non veniva però riportata la data di morte della donna, che invece sembrava chiaro fosse avvenuta il 12 agosto del 1943, stando alle notizie riportate nell’Atlante. Perciò ho interpretato questa presunta omissione come un indizio che ci fosse qualcosa di realisticamente più importante dietro questo omicidio che aveva in un primo momento spinto le autorità a occultarne la morte. La cosa perciò mi ha stimolato a fare delle ricerche sempre più approfondite che mi hanno portato all’Archivio dell’Ufficio Storico dell’Esercito italiano a Roma. Qui, ho avuto modo di consultare gli stessi documenti presumibilmente consultati da chi mi aveva preceduto nella ricerca, e ho scoperto che in realtà questo omicidio non è mai avvenuto.

Dunque un’informazione falsa in partenza aveva generato in me, per una forma di fiducia nell’autorevolezza delle fonte, un incentivo a renderla inconsapevolmente più tossica di quello che già era, indirizzandomi verso la seguente interpretazione: l’assenza di informazioni sulla morte della donna era indizio di preoccupanti scenari sulla sua scomparsa e non era invece indizio dell’insussistenza del fatto. Questo perché vale sempre il pregiudizio che il testo scritto non mente – e su questo ci tornerò più avanti.

Agiva poi un altro pregiudizio. Quest’ultimo infatti gemmava sullo stesso meccanismo che lo spettatore assorbe dalle crime story, misto a un culto della diffidenza ereditato dal polizesco da serie tv, il tutto sotto la protezione in chiave meridionalistica di Santo Leonardo Sciascia: “tutti sanno ma nessuno dice”. Nel mio sottosuolo inconscio inoltre, magmaticamente, fluidificava anche il motto andreottiano: “a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca” (c’è sempre un po’ del daimon di Andreotti in ciascuno di noi italiani).

Per fortuna, la quantità di documenti presenti nell’Archivio mi ha consentito di ricostruire, non senza un fisiologico e dichiarato gradiente di probabilità, quanto accaduto quel pomeriggio del 12 agosto del 1943 in contrada Calvario, a Delianuova, in provincia di Reggio Calabria.

Il giorno 21 settembre del 1943 infatti, è la stessa Maria Rosa Ruggero a recarsi alla Stazione dei Carabinieri di Delianuova e dichiarare quanto avvenuto circa un mese prima, e cioè, cito testualmente:

Davanti a noi V. Brigadiere Scopelliti Domenico e carabiniere Nicotra Sebastiano è qui presente Ruggero Maria Rosa di Antonino e di Chiappalone Teresa nata a Scido il 25/09/1909 ivi domiciliata e casalinga, la quale dichiara: giorno 12/8/1943 verso le ore 4, mentre transitavo per la via Calvario del Comune di Delianuova per recarmi a Scido, alcuni militari tedeschi mi hanno sparato tre colpi di moschetto. Non mi sottoscrivo perché analfabeta. Erano presenti al fatto Inga Arcangelo, Battista Pietro, Nicotra Sebastiano” (quest’ultimo era presumibilmente il carabinere presente all’atto della compilazione della denuncia).

Ora, come è possibile che si sia trasformata questa denuncia in un omicidio? Questa domanda ha aperto una ulteriore pista decostruttiva. Se prima infatti il dubbio era quello di capire che cosa successe quel giorno in Contrada Calvario, adesso era diventato quello di capire che cosa è successo alla ricerca in sé, e dov’è che tale ricerca ha deviato dal suo percorso.

(Continua)

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