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2. Diario della vita che passai

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Questa voce fa parte 2 di 2 nella serie Francesco La Cava: un medico davanti al Giudizio Universale

Quella di La Cava fu una figura di intellettuale e medico di grande prestigio: fu molto amato dai suoi pazienti a tal punto che quando lasciò Bovalino per prestare servizio nella Grande Guerra fu realizzata una petizione per farlo tornare. Fu altrettanto devoto alla moglie Concettina: sempre in occasione della sua assenza durante la Grande Guerra, la moglie scrisse un diario dall’emblematico titolo: Diario della vita che passai quando il mio caro Ciccio si trovava in guerra di liberazione dei nostri fratelli. Ecco un assaggio: 12 agosto 1915: Ricevo una cartolina illustrata scritta con belle e affettuose parole. Quello che più ho accettato è stato un petalo di rosa rossa, che terrò custodito gelosamente. L’ho assai gradito. Signore mandate la pace. Dateci la vera pace, altrimenti siamo perduti.

I suoi studi spaziarono dalla ricerche sulle malattie tropicali (fu uno dei primi in Italia a occuparsi dello studio della Dengue) a quelli a carattere più religioso, che però approcciava da un punto di vista medico-scientifico (una delle sue opere si intitola Era Gesù Cristo affetto da pleurite? Meccanismo della morte per crocifissione).

In gioventù rifiutò, ora per motivi economici ora per motivi affettivi, di trasferirsi a lavorare con i più grandi luminari del tempo, preferendo la vita da medico condotto a Bovalino, che l’ha omaggiato intitolando a lui un istituto scolastico. Dopo la Grande Guerra si trasferì con la famiglia a Roma, dove continuò la sua carriera dirigendo un ospedale militare. La Cava fu un medico molto amato anche perché lavorava spesso a titolo gratuito, come per esempio in occasione dell’epidemia di Spagnola o quando si trattava di approfondire casi di malattie allora relativamente diffuse nell’area (per esempio altre sue ricerche riguardavano la trasmissione della leishmaniosi dal cane all’uomo). Fu moderatamente antifascista, e insieme a un corteo di persone si recò a rendere omaggio a Matteotti sul luogo dell’attentato.

La sua ricerca su Michelangelo destò molto stupore e apprezzamento e, contrariamente a tanti casi simili, non fu osteggiata ma anzi fu accolta con rispetto. La Cava ricevette numerose lettere di studiosi che si congratulavano con lui. Ciò avvenne perché aveva saputo affrontare l’argomento con grande umiltà nei confronti del lavoro di esegesi dell’opera precedentemente fatto, e perché doveva essere una persona di grande spessore e di grande delicatezza, molto umile ma nel contempo incisivo e intelligentissimo. Durante le sue ricerche sul volto di Michelangelo, La Cava frequentò la Biblioteca Hertziana diretta allora dal professor Ernst Steinmann, uno dei più importanti studiosi di Michelangelo. La Cava insistette molto per condividere con Steinmann la sua scoperta, ma lui non volle saperne niente se non dopo la pubblicazione, mettendolo in guardia dal pericolo di prendere abbaglio. Una delle prime cose che il medico fece, appena uscita l’opera, fu quello di farne trovare una copia sulla scrivania dello studioso tedesco, che rispose con una entusiastica lettera di elogi.

Sarebbe bello se il breve saggio che La Cava scrisse nel 1925 venisse ripubblicato: sia per l’importanza della ricerca sia per la piacevolezza nell’osservare come si sviluppa una felice intuizione in una indagine concreta e anche per rivalutare la figura di un intellettuale di grandissimo spessore che ha saputo riunire in una unica figura le qualità di un grande medico e di un grande erudito.

Bibliografia essenziale su Francesco La Cava:

Deoclesio Regid De Campos, Il giudizio universale di Michelangelo, Aldo Martello, Firenze 1964;

Alfredo Focà, Storia di un eminente medico calabrese, Francesco La Cava, «Bollettino dell’Ordine dei Medici Chirurghi di Reggio Calabria» n. 2, 2012, p. 20-21;

Francesco Gallo, I grandi medici calabresi da Alcmeone a Dulbecco, Padova 2013, pp. 205-207.

M. Girolami, Scienza, cultura, personalità di un medico d’eccezione, «Orizzonte Medico», 5/6, 1977;

Giuseppe Italiano, La forza della semplicità – Francesco La Cava tra scienza e fede, Arti Grafiche Edizioni, Ardore Marina 2002;

Francesco La Cava, Un medico alla ricerca della verità: dal Bottone d’Oriente al volto di Michelangelo e alle parabole del Vangelo, Minerva medica, 1977

Mario La Cava, Un medico d’altri tempi, in Caratteri, Einaudi, Torino 1953;

Piero Leone, Francesco La Cava. La dimensione/uomo di uno scienziato umanista calabrese del primo Novecento, Centro servizi culturali, Bovalino 1978 (www.sbti.it/bovalino-LaCava-Francesco.htm);

Francesco Perri, Emigranti, Mondadori, Milano 1928;

Antonio Pileggi, Francesco La Cava, medico ed umanista reggino del primo Novecento, «Storicittà», 2007, p. 188;

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