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Locri(de) ’43: una testimonianza

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Questa voce fa parte 1 di 3 nella serie Locride, 8 settembre 1943.

Nello scritto seguente, renderò conto di un episodio accaduto nei pressi di Locri a ridosso dell’Armistizio dell’8 settembre 1943. La fonte di tale documento è contenuta in un Fondo consultato presso l’Archivio documentale dell’Ufficio Storico dell’Esercito Italiano che ho avuto modo di frequentare per le ricerche riguardanti, tra le altre, Maria Rosa Ruggero e la narrazione degli avvenimenti connessi alla sua figura.1

Premetto che ho provato a interpellare, direttamente o indirettamente, diversi esperti e studiosi della storia locale e dell’argomento in questione ma a quanto pare del fatto non vi è traccia o documento, né orale e né scritto.

Andiamo direttamente ai fatti, e torniamo indietro al 20 ottobre 1943.

Quel giorno il soldato di artiglieria Duilio Viaro rilascia all’Aiutante Maggiore in Iª del Secondo Raggruppamento Artiglieria, E. Donatuti, una dichiarazione relativa a un episodio accaduto “al momento dell’Armistizio”. Presumibilmente, l’episodio descritto da Duilio ha lasciato basito anche un soldato esperto come Donatuti, visto che al documento vengono allegati due foglietti scritti dallo stesso Duilio a matita con una calligrafia nervosa e scomposta, come a voler raccogliere quanto più materiale possibile sull’accaduto e quasi a voler testimoniare una circospetta incredulità davanti al racconto del giovane artigliere.

La dichiarazione è rilasciata presso il Comando di Veglie, in provincia di Lecce. In quella località infatti si trovava il Comando del 58° Gruppo G.a.F. 9ª Batteria, al quale Viaro apparteneva.

Di Duilio sappiamo che era nato nel 1918 e proveniva dal Distretto di Rovigo. All’epoca dei fatti narrati, il Comandante di Viaro era il Capitano Alessandro Pasquini, di Trento.

Che cosa riferisce Duilio?

Duilio riferisce che si trovava con il suo Gruppo nei pressi di Locri. A un certo punto, riceve l’ordine di “raggiungere l’osservatorio per ritirare strumenti di osservazione e armi insieme a due compagni”. I tre soldati eseguono subito l’ordine ma, durante il loro percorso, incrociano “una colonna di dieci macchine tedesche”.2 I tre vengono fermati, disarmati e interrogati. Viene loro chiesto se avessero intenzione di unirsi alla colonna militare e combattere insieme. I tre si impauriscono e rispondono di sì.

Evidentemente però, qualcosa va storto e la risposta dei soldati italiani finisce per non convincere i tedeschi, che caricano immediatamente su un camion i tre e li portano lontano, a circa un chilomentro di distanza, “dietro una collina”. Durante il tragitto, Duilio, che deve aver sentito aria di pericolo, riesce a scappare. Si lancia dal camion e corre cercando di sfuggire alla linea di tiro delle pistole tedesche, che sparano un colpo al suo indirizzo senza colpirlo. Il soldato riesce finalmente a nascondersi in un punto dal quale vede che cosa sta accadendo ai suoi due compagni.

A questo punto, consegno la cronaca dei fatti accaduti direttamente alle parole di Duilio, trascritte da Donatuti. Dopo aver specificato che, giunti sul posto, i tedeschi ordinano ai due soldati di spogliarsi, il soldato riferisce che:

Scesi dal camion, i tedeschi legarono i (suoi) due compagni ai piedi e li misero in croce con delle corde tra le piante di ulivi. Quindi con dei coltelli li uccisero aprendo loro il petto e il ventre con un solo taglio. Partiti i tedeschi il sottoscritto andò accanto ai cadaveri che trovò orrendamente squarciati”.

Duilio dichiara di non ricordare il nome dei compagni uccisi ma “solo che appartenevano alla classe 1921 e al Distretto di Forlì”.

Come riferito in precedenza, al verbale è allegato un originale autografo costituito da due foglietti scritti a matita dal giovane soldato. Ho provato a tradurre la calligrafia ma ho incontrato due difficoltà. La prima è relativa alla poca chiarezza del segno della matita sul foglio, che impedisce di analizzare i segni grafici in maniera sicura. La seconda è relativa al fatto che, presumibilmente, l’italiano di Duilio era fortemente venetizzato.3 Bisogna infine tenere presente che, anche se effettivamente non sappiamo con precisione quando i foglietti siano stati scritti, il giovane soldato era evidentemente e legittimamente scosso da quanto aveva visto, e di questo ne risente la sintassi usata.

Mi sono volontariamente limitato a proporre solo l’aspetto cronachistico di questo episodio, rimandando ad altre sedi un approfondimento maggiore. Rimango tuttavia a disposizione di chiunque voglia condividere la documentazione relativa a questo episodio o approfondire gli accadimenti narrati.

La storia appartiene a noi tutti, e qualunque tentativo di accreditarsi come auctoritas (se non addirittura come genius loci) su un determinato argomento non rischierebbe di fare altro che acuire le crepe già abbastanza consistenti tra la nostra comunità e parte della sua stessa storia.

2 Il termine “macchina” viene usato come sinonimo di “automezzo”, quindi intendendo anche il camion.

3 Lo si nota da alcune espressioni che sono riuscito a identificare e isolare: “(…) i sono riosito scapare e momeso dietro a uno Piato (Pianta? n.d.a.) e visto tuti due militari e dopo sono dato via o trovato 2 oficiali…(…)”

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