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Le adunate sediziose del marzo 1950 nella Piana di Gioia Tauro: l’area di San Ferdinando

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Questa voce fa parte 2 di 2 nella serie Contro la retorica dell'immobilismo

Come scritto in precedenza, l’area della Piana era già stata interessata negli anni precedenti da forme di rivolta, o adunate sediziose, come venivano definite: ne è un esempio quella di Messignadi, il 27 settembre del 1948, quando circa 300 persone marciarono alla volta del Comune di Oppido per via degli esosi tributi ai quali erano sottoposti.

Ma torniamo ai fatti del marzo 1950: il 6 a San Ferdinando circa 350 braccianti occuparono un podere del marchese piemontese Ferdinando Coda.1 I carabinieri accorsero ma riuscirono ad arrestare solo una decina di persone perchè gli altri si diedero alla fuga. Nino Seminara e il ventiquattrenne Vincenzo Ferraro furono i principali organizzatori, e se la cavarono con qualche settimana di reclusione. Altre cronache, che però non hanno un riscontro sulle carte processuali, ci riferiscono di un altro arrestato che, non potendo scappare per via di un problema alle gambe, fu subito raggiunto da due carabinieri. L’uomo, molto alto e robusto, pare che prese i due carabinieri dalle mani e lì sbattè l’uno contro l’altro.2

Occorrerebbe aprire una lunga parentesi sulle occupazioni nell’agro di San Ferdinando poiché furono quelle più numerose e che coinvolsero i vertici politici della CGIL e del PCI, il Ministro Gullo, Di Vittorio, Misefari. Questo avvenne perché già il 10 novembre del 1945 i contadini riuscirono a occupare e a ottenere l’usufrutto delle terre del Bosco Domitini, appartenente al Comune, realizzando quindi lo scopo principale dell’occupazione. Certo, stavolta però l’interlocutore non era il Comune, ma era il marchese Coda, marito di una discendente dei Nunziante che, a partire dal 1818, sono stati i principali attori del governo dell’area.

A Candidoni3 una trentina di persone occuparono un podere del barone Cordopatri, stavolta l’organizzazione era in mano alla Camera del Lavoro di Rosarno, ma il giudice decise il non luogo a procedere per mancanza di querela.

Infine, a Gioia Tauro furono amnistiate una settantina di persone, alcune delle quali non solo per il reato di occupazione delle terre ma anche per pascolo abusivo. Avevano occupato le terre del marchese Filiari, amministrate dal Principe Ferdinando Acton di Leporano.4

 

La riproduzione di questo volantino, testimonianza diretta e originale delle giornate del marzo 1950, è qui pubblicata su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e su autorizzazione dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria.

Che queste giornate, nella mente degli organizzatori, fossero un tentativo di realizzare una sobillazione popolare ce lo conferma anche un rapporto dei carabinieri, che in uno dei tanti fascicoli processuali consultati scrivono che è in atto un vasto movimento di occupazione delle terre a opera del bracciantato agricolo disoccupato, al quale si sono uniti lavoratori di altre categorie, diretto all’occupazione di terreni privati.

Gli intenti di questa presunta sommossa non furono raggiunti. Ma l’oblio al quale sono stati consegnati ci dimostra che era importante minimizzare, mistificare, ridimensionare, in modo da neutralizzare la carica rivoluzionaria che tali iniziative confermavano. Agisce così la restaurazione.

Eppure, fu creato un precedente, forse uno dei pochi, che rese sempre più urgente la questione della riforma agraria e della definitiva messa in discussione di quelle forme di anchilosante feudalesimo tipiche della nostra realtà locale.

Quei contadini, che ho contato nel totale in circa 1200 persone, erano uomini e donne. All’epoca erano ingiuriati, villipesi e considerati alla stregua di straccioni. Nella percezione comune erano gli ultimi, come oggi lo sono certe categorie di immigrati o di profughi. Le loro azioni politiche erano ridicolizzate o demonizzate, e nel nostro caso specifico fu per loro una fortuna avere davanti degli uomini di legge memori dei morti di Melissa di un anno prima.

Quei braccianti furono in realtà una delle più brillanti avanguardie culturali e politiche di quell’epoca, e ci hanno fornito un significativo esempio di che cosa vuol dire agire per modificare le disfunzioni presenti in una determinata realtà.

 

 

In copertina: Renato Guttuso, L’occupazione delle terre incolte in Sicilia, 1949.

1 Archivio di Stato di Palmi, Sentenze del Tribunale di Palmi, Busta 36, a. 1951, sentenze 472/855. Fascicolo n. 594/50.

2 Ce lo racconta Salvatore Tripodi nel libro “La formazione delle classi sociali nell’aggregato urbano di San Ferdinando”, Edizione circolo culturale “incontri con l’arte”, 1992, a pag. 75. Secondo l’Autore, a partire da gennaio del 1950 si intensificano le occupazioni, quindi può darsi che egli si riferisca a una occupazione diversa da quella contenuta negli atti processuali che ho letto. In ogni caso, gli attori erano gli stessi. Per le vicende che hanno riguardato la comunità di San Ferdinando rimando a questi miei articoli: https://www.aldiladellostretto.com/articolo-magazine/narrazioni-sismiche-lesempio-di-san-ferdinando-1-2/ e https://www.aldiladellostretto.com/articolo-magazine/lesempio-di-san-ferdinando-2-2/

3 Archivio di Stato di Palmi, Sentenze del Tribunale di Palmi, Busta 36, a. 1951, sentenze 472/855.

4 Archivio di Stato di Palmi, Sentenze del Tribunale di Palmi, Busta 41, a. 1954, sentenze 1/727.

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