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Locri(de) ’43: il foglietto autografo di Duilio

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Questa voce fa parte 2 di 3 nella serie Locride, 8 settembre 1943.

Nell’articolo in nota1 ho dato conto delle dichiarazioni rilasciate il 20 ottobre 1943 presso il Secondo Raggruppamento Artiglieria di stanza a Veglie (LE) dal soldato Duilio Viaro.

Nel verbale, il soldato Duilio Viaro asseriva che, “al momento dell’Armistizio”, si trovava a Locri ed era stato fermato da una colonna di dieci macchine tedesche insieme a due suoi commilitoni. I tedeschi chiesero ai tre di unirsi a loro nei combattimenti. I tre risposero di sì. Successe evidentemente qualcosa che fece cambiare idea ai tedeschi, che portarono i tre in un uliveto a circa un km di distanza. Durante il tragitto Duilio riuscì a scappare e si nascose. Fece in tempo però a vedere la scena dei suoi due commilitoni appesi a un albero di ulivo e orribilmente squartati.

Oggetto del presente articolo invece è la decodifica e l’interpetazione di un foglietto fronte/retro scritto da Dulio a matita e allegato allo stesso verbale. La fondamentale novità che il foglietto contiene rispetto al verbale è che, nel foglietto, Duilio indica la data precisa in cui questo fatto è avvenuto, e cioè la mattina dell’8 settembre.

Credo però che la chiave di tutta questa storia non sia da ricercare solo nella data, ma nella domanda che i tedeschi rivolgono a Duilio e ai suoi due compagni (“volete o no combattere con noi?”). Perché questo tipo di domanda testimonia di per sé che i tedeschi fossero già a conoscenza dell’Armistizio altrimenti, se fossero stati consapevoli di avere avuto di fronte dei soldati di un esercito a loro alleato, non avrebbero avuto ragione di farla.

Non dimentichiamo inoltre che tutto accade a partire da questa domanda: è probabile che i tre soldati italiani in realtà non abbiano risposto di sì all’esortazione dei tedeschi a combattere insieme a loro, altrimenti questi ultimi non avrebbero avuto ragione di commettere un duplice omicidio così efferato. Può darsi che provarono a scappare tutti e tre e che solo Duilio ce la fece, mentre gli altri due furono presi. In ogni caso, riporto di seguito il testo del foglietto di Duilio  insieme a una sua reintepretazione. Chiarisco che ho proceduto nel seguente modo: ho prima tentato una decodifica in base a ciò che leggevo e poi ho sottoposto parte del mio testo alla perizia di Enrico Bosio, grafologo. Quest’ultimo ha rivisto il testo originale senza leggere la mia versione, quindi lo ha decodificato e reinterpretato da zero, e solo a quel punto ha ampliato, completato, emendato o confermato il mio testo.

Alcune note importanti: la prima, è che Duilio era presumibilmente di Rovigo, e infatti la sua parlata veneta lo conferma (loto, in luogo di l’otto, Lesandro in luogo di Alessandro). La seconda è che egli scriveva come parlava, segno che non aveva un grado di istruzione molto alto. In più, la rievocazione o la soggezione nei confronti dei superiori lo rende evidentemente nervoso, e di ciò ne risentono la calligrafia e la sintassi. Ma veniamo al testo del foglietto:

Decodifica:

Comandate di batteria madato Per ritirare le arme a trovato 10 machine tedesche meappresa e nome e machetto Se voglio combateri io pelapauro o dito di sì intre e non sono piu tornato la mia bateri e tedeschi mapaliuto tutitre e i sono riasito scapare e mimeso dietro uno piato e visto li chome tuti 2 militari ano verti chome magiali e dopo sono dato via o trovato 2 uficiali che camminavo dieto la cabina e militare come piaci perché o Vito

miei compagni a cidere Sono stati a cisi ale ore matino verso 9: girno loto 8 setember sevolete mio capito sichiama paschalini Lesadro 9° batteria

Firmato Viaro Duilio

Otobreil 20 10 1943

Interpretazione:

Comandante di batteria mandato per ritirare le armi ha trovato 10 macchine tedesche mi han preso nome e moschetto, se voglio combattere io per la paura ho detto di sì, in tre (n.d.a: tutti i presenti hanno detto sì) e non sono più tornato alla mia batteria e i tedeschi hanno pigliato tutti e tre e io sono riuscito a scappare e mi sono messo dietro una pianta e visto lì come tutti e 2 i militari li hanno aperti come maiali e dopo sono andato via ho trovato due ufficiali che camminavo dietro la cabina e un militare mi ha chiesto: “- come piangi? – perché ho visto uccidere i miei compagni”. Sono stati uccisi verso le 92 del mattino del giorno 8 settembre, se volete il mio capitano si chiama Pascalini Alessandro 9° batteria

Firmato Viaro Duilio

Ottobre il 20/10/1943

Vorrei adesso condividere alcune interpretazioni e riflessioni, partendo dal fatto che i lettori che si sono approcciati alla storia di Duilio si sono divisi in tre categorie:

1) I negazionisti: “dalle parti di Locri non si è mai sentito nulla di questo genere. Siccome non si è mai detto nulla, allora il fatto non esiste”. Ovviamente, questa argomentazione è talmente approssimativa che non merita di essere commentata (anche perché in effetti non può nemmeno essere considerata una argomentazione).

2) Gli empiristi: sono coloro che, benché con un approccio giustamente critico e attivo, sono incuriositi dall’episodio e intendono approfondirlo per vedere dove porta. Con rigore, e con un sincero desiderio di confronto.

3) Gli scettici: “i tedeschi l’8 settembre non erano più dalle nostre parti. La storiografia locale lo conferma. O Duilio si è confuso con le date, oppure, insieme ai suoi due commilitoni, era un disertore che, a posteriori, preferì posticipare il fatto a dopo l’8 settembre in modo da non incorrere nell’accusa di diserzione”.

Questa argomentazione a mio avviso è la più interessante ma si regge su supposizioni, mentre il verbale scritto è una prova. Inoltre ha almeno tre punti di debolezza.

Il primo è che, se fosse vero il fatto che i tre stessero disertando, non si spiegherebbe che motivo abbia mai avuto Duilio di andare al suo Comando, un mese e mezzo dopo l’accaduto, e denunciare l’episodio con tanto di foglietto autografo allegato.

Il secondo è che la domanda che i tedeschi rivolgono ai tre (“volete o no combattere insieme a noi?‘”) ha perfettamente senso se collocata dopo l’8 settembre, e non prima. Ora, la domanda che sorge piuttosto è: se i tedeschi hanno rivolto ai tre questa domanda; se il fatto è avvenuto l’8 settembre al mattino; se l’Armistizio è stato proclamato alle 19.42 di sera, allora vuol dire che i tedeschi sapevano dell’Armistizio prima che fosse proclamato.

Il terzo è che non è del tutto vero che l’8 settembre non ci fossero tedeschi nella Locride. A questo proposito, cito un testo di Giuseppe Marcianò3 in cui si parla dell’ingresso degli Alleati a Locri:

Il 7 settembre la X Force, nome in codice della colonna, attraversò Bovalino alle 16.30 e prima che calasse la sera i plotoni di testa si spinsero fino all’antica città di Locri. Il giorno seguente cominciarono a giungere sulla costa i reparti che scendevano dalle montagne dell’Aspromonte (…). La notizia della resa provocò grande gioia nella popolazione locale, che organizzò uno spettacolo di fuochi pirotecnici per festeggiare l’avvenimento, come succedeva contemporaneamente anche a Reggio. Il rumore dei “giochi di fuoco” spaventò più di una pattuglia isolata e priva di informazioni. Addirittura due ufficiali di rango elevato, come il maggiore Renison della Prima Brigata e l’ufficiale di collegamento della Terza Brigata, entrando nella cittadina ionica pensarono che qualche accidente si fosse messo improvvisamente di traverso alla loro facile avanzata. Una volta però che appresero la verità da un abitante di Locri, reso isterico dall’euforia, spedirono due compagnie del Carleton e York dentro l’abitato al fine di ristabilire l’ordine pubblico.

La notte tra il 7 e l’8 settembre i canadesi del Princess Patricia’s arrivano a Cittanova. Da lì si dirigono verso Locri:

Fu deciso allora di spostare la direzione di marcia della divisione canadese dai crinali dell’Aspromonte e dalle Serre alla più agevole strada costiera ionica. Una puntata del Calgary Regiment, compiuta il 5 settembre da Reggio fino a Capo Spartivento, aveva rilevato l’assenza di reparti germanici a sud di Bruzzano. Tuttavia furono prese le dovute precauzioni, prima di procedere al definitivo cambiamento dell’asse dell’avanzata. Ad una forza mobile, comandata dal colonnello Neroutsos, fu affidato il compito di spingersi lungo la costa ionica fino a Locri e di impadronirsi di questa cittadina, dove sarebbero giunti i reparti in azione sull’altopiano di Mastrogiovanni.

Perché questa deviazione dall’Aspromonte alla Jonica?

Ce lo spiega Gerald W.L. Nicholson4 nel testo, citato da Marcianò, The Canadians in Italy, 1943-1945, Coutier, 1958:

Una varietà di fattori contribuì a cambiare il piano iniziale di Montgomery. In primo luogo la velocità della ritirata tedesca aveva superato ogni previsione, ed era di vitale importanza, per l’VIII armata mantenere il contatto con il nemico in vista degli sbarchi di Salerno e Taranto e dell’imminente resa degli italiani. Inoltre si era rivelato inutile qualsiasi tentativo di trovare strade alternative a quelle fino ad allora seguite, piene di interruzioni e congestionate dal traffico dei mezzi pesanti.

Ecco una cartina, che Marcianò prende da Nicholson, in cui si configura la situazione tra il 6 e l’8 settembre in quell’area:

Queste informazioni in sostanza ci dicono che entro l’8 settembre gli Alleati erano a Locri. Ma ciò non vuol dire che i tedeschi si erano già dileguati come neve al sole: è plausibile che da Locri verso nord ci fosse ancora qualche reparto tedesco in ritirata, ed è con uno di questi che si imbatterono i tre soldati italiani. Questo ci aiuta a collocare l’episodio raccontato da Duilio appena a nord di Locri.

 

2 Il segno grafico di “9:”potrebbe anche essere letto come “-gi”, ripetizione della parola seguente, che è “giorno”. Sembrano esserci infatti due punti dopo il 9.

3 Giuseppe Marcianò, “Operazione Baytown – Lo sbarco degli Alleati in Calabria 3 settembre 1943” – Laruffa editore, 2013 (2. ed accresciuta e ampliata). Pp 148/149.

4Nicholson fu un soldato e storico canadese.

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