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Quei proci dei russi: sedimentazioni mitiche nella narrazione e nell’onomastica del conflitto russo-ucraino

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Ci sono delle evidenti sedimentazioni mitiche nella narrazione e nell’onomastica dei leader attualmente impegnati a vario titolo a realizzare il Terzo conflitto mondiale. Tali sedimentazioni sono poi restituite e amplificate a livello massmediatco ma sempre sottoforma di sedimenti, invisibili a occhi (a orecchie) nudi.

Un semplice esempio di ciò è la casa di Penelope-Ucraina occupata dai proci mentre Zelensky-Ulisse vaga nel mare Occidentale, stavolta consapevole di cosa sta accadendo nella sua Reggia. In questo modo Ucraina è però doppiamente esplicitata: è Penelope violata ed è Itaca.

Tali sedimentazioni hanno un ulteriore e significativo fil rouge maschilistico-patriarcale, imbarazzante e indicibile: questa guerra è infatti una storia di corteggiamento e matrimoni. Di protezione, con tratti da lenocinio. Questa è una storia di possesso sessualmente e maschilisticamente inteso – Ucraina vorrebbe essere sposata sia da Russia e sia da Occidente, che la desiderano in senso tutto patriarcale, quindi oggettivizzata: è risorsa, roba di cui disporre. È la femmina despiritualizzata e devota che genera figli robusti.

Tali tratti sono evidenti nella resa narrativa e massmediatica del conflitto, che viene raccontato, a livello radiografico, così:

Ucraina, una giovane e bellissima donna bianca e bionda, è corteggiata dal Signore della Russia. Un giorno il Signore della Russia, scontento dei continui rifiuti di Ucraina, decide di entrare in casa sua, provando a possederla con la forza. Ma Ucraina non acconsente e chiede l’aiuto di Occidente, che è un suo pretendente e che vorrebbe sposarla da tempo. Occidente accorre e circonda la casa di Ucraina, occupata intanto dal Signore della Russia e dai suoi uomini. Nel contempo però, Occidente ha a sua volta altre pretendenti, che però rifiuta sprezzantemente poiché non portano con loro un buona dote come Ucraina.

Intorno alla casa di Ucraina si crea un grande chiacchiericcio su quello che sta succedendo e sulla necessità o meno di invadere la casa da parte di Occidente. Russia però sembra non voler lasciare la casa, così Occidente invia delle armi a Ucraina affinché possa difendersi dai suoi tentativi di violenza.

Nel frattempo, Occidente decide di mettere in castigo tutti quelli che in qualche modo veicolano la cultura e le idee di Russia, cosa che crea ulteriori spaccature dentro la terra di Occidente, anche perché circolano voci di tutti i tipi provenienti da persone che, a vario titolo, dicono di avere visto cose al di là dei vetri della casa di Ucraina.

Il tema rilevante diventa a questo punto quello della pozione magica. Per entrambi i contendenti, la pozione è l’arma nucleare: il deus ex machina, il definitivo passaggio dall’umano al sovrannaturale: cioè la decisione a questo punto non è più quella di annientare Ucraina, ma di annientare tutto il genere umano. Pertanto la sfida, da fatto umano che coinvolge uomini contro uomini, diventa divina, Dio che dispone della vita altrui. Questo è un residuo della secolarizzazione tecnologica dell’uomo contemporaneo: i greci per esempio non avrebbero mai osato tanta ὕβρις, tanta oltraggiosa tracotanza. L’eroe greco avrebbe chiesto agli Dei di scatenare tempeste e cicloni, ma mai e poi mai avrebbe minacciato l’avversario di poterli scatenare da sé. L’uomo contemporaneo invece pensa di essere un Dio, e per questo oltre a manifestarsi come tale (è già un Divo), crede di poter ragionare come tale (vuole ultimare il passaggio da Uomo a Divo e da Divo a Dio). Ciò lo porterà naturalmente all’autoannienamento, come già da oltre duemila e cinquecento anni ci vanno dicendo tutti i miti, Icaro o Lucifero per citarne due. Si tratta della tracotanza che trova soluzione nella τισις , cioè nell’espiazione del peccato; tale espiazione è però nei greci vendetta, punizione, e non penitenza, come sarà nella cultura cattolica.

Torniamo per un attimo alle rievocazioni onomastiche di una storia che, a livello massmediatico, è ogni giorno stuprata secondo i criteri di un cartone animato della Disney (ed è questo il definitivo oltraggio: non dimentichiamo che Υβρίζω vuol dire anche insultare, oltraggiare, seviziare e in questo caso quello sulla guerra attuale è un discorso seviziato).

Ecco alcuni personaggi:

C’è la Regina dei Mari del nord (respira sott’acqua: è anfibia) e ha il potere di sollevare (e quindi di sopportare) enormi pesi. È l’immaginario metaforico in chiave disneyana di Ursula.

C’è il Signore che occupa il Castello, nel ruolo dell’adiuvante di Ursula. Apparentemente pacato, la notte si trasforma in una moltitudine di animali immaginifici e firma decreti potenti capaci di scatenare inferni di fuoco. Poi di giorno torna a essere un distinto e rassicurante signore. Vive presumibilmente in una bella casa in Toscana (la “tenuta”). Attenzione: in questo caso ci sono i personaggi minori (la corte), che per la loro mediocrità sono carne da macello del discorso mitologico.

Stoltenberg: è il personaggio più incredibilmente assimilabile alla figura che il suo nome evoca. È una variante scandinava, quindi più sobria e amabile, più potabile, dell’espressione dello stolto italico, che ha un tratto di invidibile furbizia unita a una accennata strafottenza, che tuttavia producono esiti macchiettistici, da schiaffone sotto la nuca (è Di Maio, e quindi si veda il discorso a proposito della carne da macello).

Macron: a dispetto dell’accento, ha il nome che evoca una variante del Covid. È un po’ il Principe Azzurro, perché è bello e gentile, ed è sempre alla ricerca dell’oggetto del desiderio. Ma ha anche un tratto del fratello maggiore: potrebbe anche essere il figlio sveglio del Signore che occupa il castello. È l’unico al momento a non avere ancora una collocazione mitica precisa, e per questo è una variante del racconto.

(Ras)Putin: È l’immaginario steroideo, la fonte libidica, in netta opposizione al Paese freddo e distante. È il satiro, e smuove il rimosso occidentale, soprattutto quello americano-puritano. La sua è una dialettica sessuale, prova ne è che i media occidentali si sono molto concentrati sul suo corpo trasmutato.

Biden: è il mito più banale, perché ha radici marcatamente cinematografiche, novecentesche, e quindi è il mito narrativamente più debole. Ha provato a essere un Clint Eastwood democratico che tende la mano a chi ha subìto un’ingiustizia, ma è proprio il suo mito che lo sta uccidendo. Non avendo la credibilità per incarnare un mito, recita solo un copione.

Zelensky: È l’eroe immacolato. È l’illuminato. Infatti il suo percorso non lo porterà a raggiungere una maggiore consapevolezza di sé (ce l’ha già, altrimenti non sarebbe Illuminato), ma a sconfiggere il satiro per sottrarre la sua eroina (Ucraina) all’oltraggio. Ma non solo. Come scrivevo all’inizio, è Ulisse consapevole del fatto che la casa di Ucraina, la sua donna, è abitata dai proci che parlano russo.

Il punto di vista è tutto Occidentale, perché noi abitiamo la casa di Occidente. Sarebbe interessante capire qual è il punto di vista opposto, per recuperare ancora il meccanismo mitico alternativo. La mistificazione nasce dal fatto che Occidente riporta solo le fonti russe antiputiniane, quindi il discorso è direzionato.

La bizzarra consapevolezza con cui lo spettatore occidentale medio assiste a tali sevizie discorsive è un tratto inquietante, e quindi sarebbe da approfondire molto di più di quanto si stia già facendo.

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