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Una mattina mi son svegliata: Teresa Talotta Gullace e la sceneggiatura di Roma città aperta

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Questa voce fa parte 2 di 2 nella serie Teresa Talotta Gullace

3. Immediata vendetta di una donna uccisa dai tedeschi

Nel giugno del 1944, dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati, Roberto Rossellini, Sergio Amidei, Alberto Consiglio e, più avanti, Federico Fellini, si riuniscono insieme per lavorare a un film che racconti la Resistenza nella Capitale. Nel gennaio del 1945 si iniziano le riprese e, dall’uscita del film in avanti, “Roma città aperta” sarà uno dei film più importanti di tutta la storia del cinema.

Ma attenzione: se è vero che è acquisito che vi sia un legame tra l’episodio accaduto a Teresa e la scena più emblematica del film (cioè quella dell’uccisione di Pina/Anna Magnani) non è stato del tutto scontato trovare le prove di tale legame, che fino a prova contraria può essere solo frutto di una normale evocazione. Leggiamo cosa scrive Andrea Orlando, che su Teresa Gullace ha scritto a mio avviso il documento più completo e più esaustivo al momento in circolazione, sia come ricchezza di testimonianze e sia come bibliografia:8

È stato l’avv. Arturo Zito de Leonardis, da poco eletto sindaco di Cittanova, a rispolverare nel 1972 questa pagina semisconosciuta di storia, «prestata» al grande cinema e a segnalare questo particolare al regista stesso, allo sceneggiatore Sergio Amidei e ai protagonisti della Resistenza romana da Carla Capponi, a Rosario Bentivegna, a Laura Lombardo-Radice, moglie di Pietro Ingrao. Tutti hanno confermato la veridicità di queste circostanze, anzi Amidei, in parecchie interviste, ha sostenuto di aver letto una ricostruzione sommaria dell’episodio su «l’Unità» clandestina e di aver poi sentito raccontare, durante le riprese del film, dalla gente del popolo, diverse versioni di quell’episodio.

La lettura di Amidei risale a un titolo dell'”Unità” nei giorni in cui accadde il fatto a Teresa. Il giornale, che all’epoca era clandestino, titolava “Immediata vendetta di una donna uccisa dai tedeschi”. Quel giorno, Pietro Ingrao e Mario Alicata (siciliano nato a Reggio e importante esponente del PCI in Calabria) presero il giornale e andarono a un incontro con Sergio Amidei che, di lì a pochi mesi, avrebbe scritto la sceneggiatura del film. Amidei si incuriosì di come fosse possibile che una donna uccisa potesse vendicarsi, e pertanto questo episodio rimase a lungo nella sua mente, finché non decise di trasporlo nella sceneggiatura che stava scrivendo.9

Vi invito infine a fare attenzione a un particolare, a metà strada tra la sugggestione e la realtà: guardate e ascoltate bene la scena famosa di Francesco che viene caricato sul camion. Egli invoca il nome di Pina, che sta rincorrendo il mezzo. Ebbene, secondo alcuni, a un certo punto Francesco pronuncerà il nome di “Teresa”. Secondo altri invece sta dicendo “tenetela”. Bisognerebbe affidarsi allo script del film per capire.

4. Carissimo, voglio raccontarti di ieri

Roma, 4 marzo ’45

Carissimo,

(…) voglio raccontarti di ieri. Ho rotto la clausura e la vita ultra ritirata per commemorare l’anniversario di «Viale Giulio Cesare». Le compagne e l’UDI avevano preparato un piccolo palco con bandiere, il ritratto della povera Gullacci e poche parole di ricordo: intorno, moltissimi fiori e una corona, sul luogo dell’eccidio. Era una giornata molto azzurra e un po’ ventosa. Ho parlato credo molto bene, molto brevemente e col cuore in gola: quella folla femminile, silenziosissima, tutti quei visi commossi; molti piangenti, nella quiete serena del viale, che non dimenticheremo mai lacerato dagli spari e saettato da tram impazziti, tutto era emotivo e ci faceva misurare, in una maniera sobria e intensa, la distanza dai giorni del nostro passato recente. C’erano anche molti compagni della vecchia prima zona: il dottore (che mi ha promesso di farmi avere il pacco famoso degli americani!), Armando, i vecchi GAP… non c’era Mario Fiorentini che ricordo pallido e attento con la mano nella tasca, a destra: forse anche oggi, pallido e attento, si mescola a qualche tragica folla del Nord.

E basta per oggi. (…)

Baci

Questa lettera di Laura Lombardo Radice al suo compagno Pietro Ingrao ci ricorda che la storia di Teresa, erroneamente chiamata “Gullacci” anziché “Gullace”, ebbe una forte risonanza nella Roma di allora.

Già subito dopo il fatto, Pietro Ingrao scrisse un manifestino che ebbe molta diffusione, a tal punto che gli Alleati lo useranno per fare propaganda, distribuendone migliaia di copie dagli aerei.

A ottobre del 1945 fu affissa dall’UDI una targa in ricordo del tragico episodio.

Ci racconta Mario:

La targa che ricorda la morte di mia madre era sul marciapiede opposto rispetto a dove è ora, è stata spostata. Dove stava prima i fascisti di Prati le davano fuoco, la imbrattavano continuamente, cosi la donna che aveva la finestra vicino alla targa aveva paura, quindi l’hanno spostata e messa sul muro della caserma dove si trova adesso.

Poi ci fu un trentennio di oblio, finché il 31 marzo del 1977 (un anno dopo la morte di Girolamo Gullace), l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone conferì alla memoria della donna la Medaglia d’oro al Merito Civile. Da allora, seppur senza una precisa continuità, le iniziative per ricordare Teresa sono diventate sempre più frequenti.

A lei sono state dedicate scuole, targhe, un film (“Anna. Teresa e le resistenti”, di Matteo Scarfò), persino un francobollo. Al Museo della Resistenza di via Tasso a Roma si parla diffusamente della sua storia. Il Comune di Cittanova l’ha omaggiata, tra le altre cose, con una bellissima scultura di Giuseppe Guerrisi presente nella Villa comunale e con la titolazione di una via.

La Sezione ANPI di Polistena porta il suo nome: Teresa Talotta Gullace.

 

Andrea Orlando, Anna e Teresa, il reale e l’immaginario nella vicenda di Teresa Gullace, Rivista calabrese di storia del ‘900, Anno 2014, n. 1, p. 56.

Questo episodio lo racconta Vito Annichiarico nel libro di Simonetta Ramogida: Roma città aperta a 70 anni dall’uscita del film. Gangemi Editore, Roma, 2015.

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